L'ALFABETO COME FAMIGLIA
DISCORSO SULLA PACE
Fortezza
da Basso, 2 aprile 2006
n tempo americani
e russi avevano gli uni terrore degli altri, strenuo era il loro
compere
per sempre più produrre arsenali di guerra e armamenti atomici
destinati
alla mutua certa distruzione. Già prima, Tolstoj aveva scritto
che
gli
stati hanno bisogno di nemici al fine di avere eserciti. Questo
consente
loro di rimanere al potere ed esercitare poi tale potere contro il
proprio
stesso popolo.
Parimenti, egli continua, hanno bisogno di criminali per avere un
corpo
di polizia, e rimanendo al potere esercitare tale potere contro la
propria
gente. Questa stessa fortezza che oggi ci ospita è stata
edificata
dai
Medici contro i loro stessi cittadini fiorentini.
Si verifica poi una svolta, il fulcro non è più lo stesso. Dopo Chernobyl la Russia diviene troppo umana. E' troppo vulnerabile per essere demonizzata, così come è troppo vulnerabile per poter incarnare il nemico. Un nuovo nemico doveva dunque essere individuato tramite la propaganda delle Super potenze. Il nemico è ora l’Islam.
Durante la Guerra fredda in America nel contesto dei movimenti per la pace insegnavo l’alfabeto cirillico scrivendo i nomi in quell’alfabeto ideato da un santo, e facevo osservare come alcune parole sono quasi identiche in russo e in inglese: ad esempio, fratello, brat/brother, sorella, sistra/sister, madre, mart/mother, figlia dorch/daughter. Siamo pertanto un'unica famiglia. Il mostrare ciò, il farne concreta esperienza, spinge ad interrogarsi se davvero sia necessario far esplodere bombe nucleari contro i nostri stessi fratelli, contro le nostre sorelle, le nostre madri, e le nostre figlie.
L’alfabeto
è
una straordinaria invenzione tecnologica del remoto passato che
consente di trasmettere le parole nello spazio e nel tempo. La storia
dell’alfabeto
ha origine nelle fertili regioni fra le rive del Tigri e dell’Eufrate,
in
Mesopotamia (l'odierno Iraq), con la scrittura
cuneiforme. Nella valle e nel delta del Nilo, in Egitto, con
l'uso dei pittogrammi. Fra queste due aree i semiti -
popolazioni
nomadiche -
schiavi in Egitto, esuli in Babilonia, hanno ideato e usato
l’alfabetico
fonetico. I semiti sulle montagne attorno a Gerusalemme erano gli
ebrei,
i semiti di Tiro e Sidone sul mare erano i fenici. Ebrei e fenici,
dunque, condividevano l'alfabeto. L’alfabeto fonetico dei fenici
divenne
l’alfabeto
etrusco,
pacificamente viaggiando lungo le "vie commerciali", e che
ritroveremo successivamente nei segni delle Rune pagane in Germania,
Inghilterra, Scandinavia e
Islanda.
I greci, così come gli etruschi,
presero
l’alfabeto
dai fenici. I romani appresero la scrittura da questi mondi imponendola
poi ovunque.

Dal sito http://www.wam.umd.edu/~rfradkin/latin.html
Gli arabi per il Corano utilizzano le vocali, che invece mancano nell’ebraico liturgico dei rotoli. Così come l’Islam nel Corano, gli ebrei adottarono le vocali nella Torah massoretica indicandole con dei segni posti sotto le consonanti, sopra e dentro le medesime, rendendo in tal modo la scrittura più accessibile per coloro i quali si convertivano all’ebraismo, come avvenne con i Chazari in Russia al confine con la Crimea. Cirillo e Metodio nell'861 furono inviati dall’imperatore di Costantinopoli Michele III affinché convertissero al cristianesimo i Chazari, ma quest'ultimi si erano già convertiti all'Ebraismo. In Crimea, Cirillo e Metodio studiarono poi l’ebraico che adottava oramai la notazione massoretica per indicare le vocali. Successivamente ambedue intuirono quanto fosse importante ideare un alfabeto fonetico per le lingue slave. La traduzione della Bibbia nelle lingue slave e l'uso di queste lingue nella liturgia furono autorizzati a Roma nell'879 da Papa Giovanni VIII. Cirillo e Metodio crearono così il glagolitico, utilizzando l’afabeto ebraico e quello greco, ora definito alfabeto 'cirillico', dal nome dello stesso Cirillo, ora san Cirillo (†869).
In arabo i nomi delle lettere sono quasi identici ai nomi delle lettere in ebraico e greco. Siamo un’unica famiglia. Il termine ‘alfabeto’ deriva dalle prime lettere dell’alfabeto semitico, alef, e beth, che in greco divengono alpha, beta. Questo alfabeto semitico si è poi diffuso in Persia, in Tibet, in India, nello Sri Lanka, in Malesia e in Indocina, in Russia nella forma glagolitica di Cirillo e Metodio, arrestandosi soltanto in Cina. La scrittura cinese si servì infatti dei pittogrammi. Persino in Giappone una donna autonomamente inventò un alfabeto fonetico. L’alfabeto è universale e potenzialmente pacifico.
Avete osservato come i cinesi, con un sistema alfabetico completamente diverso dal nostro, giunti qui imparino questo alfabeto scrivendo e dipingendo poi le lettere dei nostri nomi come fossero dei pittogrammi?
_
Apprendere l’alfabeto è quasi proibito a coloro i quali noi odiamo, temiamo o escludiamo. In America agli schiavi era proibito imparare a leggere e scrivere, la medesima cosa accade oggi con gli zingari. I Rom di Romania per secoli, dal Medio Evo fino all'Ottocento, sono stati tenuti in condizioni di schiavitù nei monasteri cristiani. Nella nostra biblioteca in un cimitero insegniamo ai Rom a scrivere anche solo il proprio nome, e proviamo anche ad insegnare loro a leggere. Essere in grado di scrivere il proprio nome significa per loro anche poter difendere legalmente la propria famiglia, o riavere il bambino che è stato loro tolto dall’Assistenza Sociale.
_
Per i Rom
apprendere
a leggere e scrivere significa non temere più la
nostra
burocrazia, le nostre leggi. Questo è il solo modo per
comprendere
quello che
altrimenti
rimarrebbe loro estraneo e lontano. Non conoscere la scrittura in un
mondo
fondato sull’alfabeto significa essere sopraffatti dalla paura, vivere
lo status di vittima. Ricordo un giovane americano di colore incontrato
in un
rifugio
per i
senza
tetto che ripetutamente mi chiedeva come poter raggiungere l’ufficio
dell’Assistenza
Sociale, solo alla fine mi sono resa conto che davo lui
indicazioni
chiedendogli
di leggere i nomi delle strade, segni che in quanto
analfabeta non
poteva in alcun modo decifrare.
Ignorare che un
altro
alfabeto sia strettamente legato al nostro, sia persino un
"antenato" del
nostro, ha portato, sotto il peso della paura, all’olocausto del popolo
ebraico, che
più
riccamente ne è permeato, proprio in quanto utilizza e
l’alfabeto
ebraico
e l’alfabeto latino. Ignorare questo ha anche condotto allo
sterminio di quei
popoli - come ad esempio gli zingari ariani - che non conoscevano alcun
tipo di
alfabeto.
Il mio sogno
è
che ai bambini venga insegnato questo, e che essi apprendano tutti
questi
alfabeti: l’alfabeto latino, il greco, l’alfabeto ebraico, il fenicio,
la
scrittura
tibetana, la scrittura indù, ecc., ricorrendo alle splendide
incisioni della classificazione dell'alfabeto desunte dall’Enciclopedia
di Diderot e
d’Alembert.
L'ignoranza
porta con sé paura e odio, porta al pregiudizio e alla
schiavitù,
al genocidio e alla guerra. L'istruzione, la conoscenza, possono e
devono
cancellare ogni forma di discriminazione. Noi tutti siamo il
popolo
dell’alfabeto, il popolo del Libro, il popolo del computer. Dall'arte
rupestre dei graffiti preistorici ai
numerosi pittogrammi, che saranno poi esemplificati nei suoni
fonetici
dell'alfabeto, fino ad arrivare all'uso dello zero e dell'uno per il
linguaggio
del moderno computer. Lo zero inventato in India, fu appreso poi
dagli
arabi. Condividiamo, pertanto, una splendida tecnologia per comunicare
nello spazio e nel tempo fondata su una forma di evoluzione che diviene
sempre
più semplice ed efficace. Dobbiamo ad Israele, all'India,
all'Iran,
all'Iraq e all'Egitto il poter condividere l'informatica piuttosto che
la
guerra.

In Isaia leggiamo “Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio” (Isaia, 7 14); nel Vangelo di Luca l’angelo Gabriele annuncia a Maria che concepirà e darà alla luce un figlio. La storia è raccontata anche nel Corano:
45 Quando gli angeli dissero: "O Maria, Allah ti annuncia la lieta novella di una Parola da Lui proveniente: il suo nome è il Messia, Gesù figlio di Maria, eminente in questo mondo e nell'Altro, uno dei più vicini.
46 Dalla culla parlerà alle genti e nella sua età adulta sarà tra gli uomini devoti".Nell’arte medievale e rinascimentale Maria è sovente raffigurata mentre insegna a leggere a Gesù bambino. Il Libro che condividiamo è la storia dell’Alfabeto di Dio. Di Dio che si incarna nel mondo, per i bambini, per le donne, per gli uomini, per la Sacra Famiglia, per essere da noi tutti nutrito.47 Ella disse: "Come potrei avere un bambino se mai un uomo mi ha toccata?". Disse: "E' così che Allah crea ciò che vuole: quando decide una cosa dice solo "Sii" ed essa è."
48 E Allah gli insegnerà il Libro e la saggezza, la Torâh e il Vangelo.
49 E [ne farà un] messaggero per i figli di Israele [che dirà loro]: "In verità vi reco un segno da parte del vostro Signore. Plasmo per voi un simulacro di uccello nella creta e poi vi soffio sopra e, con il permesso di Allah, diventa un uccello. E per volontà di Allah, guarisco il cieco nato e il lebbroso, e resuscito il morto. . . . Certamente in ciò vi è un segno se siete credenti!
50 [Sono stato mandato] a confermarvi la Torâh che mi ha preceduto e a rendervi lecito qualcosa che vi era stata vietata . Sono venuto a voi con un segno da parte del vostro Signore. Temete dunque Allah e obbeditemi.
51 In verità Allah è il mio e vostro Signore. AdorateLo dunque: ecco la retta via".

La nonna paterna di questo bambino, vedova, mendica per le strade di Firenze per la sua famiglia che vive in Romania. Ieri è arrivata da noi a chiedere aiuto. Era affamata. Anche alla famiglia in Romania manca il cibo. In cinese la parola pace è ho-ping, ‘cibo per tutti’, in ebraico la parola shalom, e in arabo la parola salaam significano abbondanza per tutti, pienezza per sempre. A Gerusalemme si sente Shalom aleichem, Salaam aleikum, dagli ebrei e dagli arabi, formule di saluto bellissime che significano 'la pace sia con te’.
Si veda anche http://www.florin.ms/aleph.html#alphabet,
ecc.
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